Investire in ETF: Come Fare, di Cosa si Tratta e su Cosa Investire i Soldi

Gli ETF sono una particolare categoria di fondi, generalmente a gestione passiva, che permettono anche al piccolo e medio investitore di avere un investimento differenziato, a costi inoltre molto ridotti rispetto ai fondi con gestione attiva.

Se è la prima volta che ti avvicini a questo particolare strumento, sei nel posto giusto, perché di seguito troverai una guida dettagliata e completa che ti permetterà di comprendere il funzionamento degli ETF, uno degli strumenti di risparmio e investimento più gettonati del momento, anche se non sempre, come avremo modo di vedere, il più conveniente.

Vediamo insieme cosa c’è da sapere sugli ETF, che tipo di prodotto sono, quando possono essere di interesse per i nostri piani di investimento e quando invece sono da evitarsi.

Cosa sono gli ETF?

GLi ETF sono dei fondi a gestione passiva, che replicano in tutto e per tutto l’andamento di un certo indice. Ci sono, per citare i casi di più facile comprensione, ETF che permettono di avere a disposizione una replica esatta dell’andamento del Mib30, ETF che replicano l’andamento dell’indice NASDAQ, ETF che replicano l’andamento della borsa di Francoforte.

Comprare un ETF vuol dire comprare una quota di un fondo con l’andamento che sarà in tutto e per tutto uguale all’indice di riferimento.

Perché gli ETF possono essere interessanti per il risparmiatore?

Gli ETF presentano delle caratteristiche uniche che li rendono molto interessanti per il piccolo e medio risparmiatore:

  • si può avere un investimento passivo che replica 1:1 l’andamento di un determinato indice, il che vuol dire avere un investimento molto differenziato senza preoccuparsi di comprare e vendere azioni di continuo, senza avere necessità di seguire i mercati giorno per giorno, senza avere l’obbligo di seguire la gestione;
  • gli ETF offrono inoltre la possibilità di investire su mercati che in genere sono preclusi, per quantità di denaro necessario all’ingresso, al piccolo e medio risparmiatore. Non parliamo esclusivamente di quelli che sono i mercati delle materie prime, dei derivati, delle opzioni, dei futures o anche del Forex, ma anche di mercati azionari e obbligazionari stranieri che molte volte richiedono una presenza quantomeno virtuale all’estero, con capitali a quota variabile che sono spesso e volentieri al di là delle possibilità di un piccolo risparmiatore;
  • hanno costi di gestione, e di questo avremo modo di parlare più avanti in dettaglio, molto più bassi dei fondi a gestione attiva; questo vuol dire che potremo avere a disposizione uno strumento gestito di risparmio (per quanto poi la gestione sia passiva), a costi estremamente ridotti rispetto ai fondi;
  • si può decidere inoltre di investire in mercati dove il taglio minimo del contratto è al di sopra delle nostre possibilità (cosa che accade molto spesso in mercati che trattato materie prime);
  • come avremo modo di vedere più avanti, gli ETF vengono negoziati su mercati regolamentati, il che vuol dire che per costituzione sono estremamente liquidi e più facili da vendere, nel caso in cui ci si volesse liberare dell’investimento effettuato;
  • possono essere scambiati molto facilmente contro denaro e dunque non è necessario attendere l’estinzione del fondo per entrare in possesso del capitale investito; anche i fondi tradizionali possono essere venduti, anche se spesso sono meno liquidi degli ETF e dunque la perdita in caso di vendita si fa più consistente.

Le caratteristiche degli ETF sopra elencate hanno reso questa tipologia di strumento particolarmente allettante, anche se, come avremo modo di analizzare poco più avanti, ci sono anche dei lati oscuri, o comunque non vantaggiosi, di questa tipologia di strumento.

ETF e dividenti: se nel portafoglio ci sono azioni si possono ricevere rendite periodiche

Nel caso in cui l’ETF che abbiamo scelto dovesse essere basato su indici borsistici, per tutto il periodo durante il quale tratterremo le quote riceveremo anche dei dividenti, che devono essere calcolati non solo sul volume degli stessi, ma sulla rilevanza quantitativa che la compagnia che li distribuisce ha all’interno del paniere o dell’indice.

Gli ETF possono essere dunque, al pari delle azioni acquistate in modo diretto, anche un modo per portare a casa delle rendite periodiche, anche se non fisse, che rendono questo tipo di investimento ancora più interessante.

Dove comprare ETF

Gli ETF non possono essere acquistati direttamente dalla società che gestisce o che emette il titolo, ma devono essere trattati necessariamente sul mercato ETFplus, al quale hanno accesso soltanto operatori registrati.

Questo vuol dire che per acquistare ETF è necessario rivolgersi o ad una banca con deposito titoli, oppure ad un broker che abbia tra gli strumenti messi a disposizione anche gli ETF.

C’è da dire, in questa circostanza, che gli ETF sono uno strumento tanto comune che nella scelta del broker c’è tanta varietà.

Scegliere un broker affidabile, autorizzato ad operare in Italia e che offra commissioni minime è sicuramente il modo migliore per cominciare ad investire in questo preciso mercato.

Per chi vuole correre rischi maggiori: gli ETF strutturati

Nati come strumento vanilla, ovvero come strumento pensato per investimenti relativamente semplici e che replicano l’andamento di un indice o di una materia prima, anche gli ETF si sono evoluti e oggi appartengono alla categorie anche quelli che in gergo finanziario vengono chiamati ETF strutturati, degli ETF che lavorano a leva, quindi permettendo di replicare sì l’andamento di un indice, ma moltiplicandone perdite e guadagni.

Ci sono diversi tipi di ETF strutturati e possono essere utilizzati per:

  • avere un investimento a gestione passiva ma che sia comunque aggressivo, ovvero che moltiplichi anche di diverse volte l’andamento di un determinato indice;
  • si può investire anche una somma minore, nel caso in cui si abbia il forte sentore di un buon andamento dell’indice che abbiamo scelto, sfruttando la leva per moltiplicare gli eventuali guadagni;
  • possiamo abbattere anche i rischi emittente, dato che trattandosi di strumenti trattati in mercati regolamentati subiscono le regolamentazioni della clearing house; per avere delle repliche simili a quelle degli ETF strutturati dovremmo rivolgerci a strumenti derivati che però presentano tipicamente un rischio emittente più alto, ovvero avendo una maggiore possibilità che il fallimento della società emittente ci faccia perdere denaro.

Gli ETF strutturati sono sicuramente una possibilità di cui tenere considerazione nel caso in cui fossimo alla ricerca di strumenti aggressivi e differenziati. Va però tenuto conto del fatto che i rischi che si corrono con questo tipo di strumenti sono sicuramente più alti e che dunque lo strumento in questione non può essere assolutamente considerato come adatto a tutti.

Il rischio degli ETF strutturati è direttamente proporzionale alla leva finanziaria applicata. Più è alta la leva, più è amplificato l’andamento dell’indice, più si corrono rischi di perdere il capitale.

ETF: oggi esistono anche a gestione attiva

Gli ETF sono da sempre associati alla gestione passiva dell’investimento, limitandosi a replicare l’andamento di un determinato indice. Negli ultimi anni però le Società di Gestione hanno cominciato ad offrire anche ETF a gestione attiva, che con l’idea originaria dello strumento hanno pochissimo, quasi nulla a che fare.

Se hai già una certa esperienza con strumenti come i fondi gestiti, ti starai sicuramente chiedendo le differenze tra un ETF a gestione attiva e un fondo comune di investimento.

In realtà la gestione dell’ETF, anche quando segnalata come attiva, non lo è mai completamente. Siamo infatti in presenza di strumenti che in genere replicano l’andamento di un indice, per poi andare ad aggiungere ulteriori variabili, come la capitalizzazione in borsa delle società, l’andamento di indici collaterali, l’andamento di altre variabili macro-economiche, andando a correggere il valore delle quote detenute.

Gli ETF a gestione attiva sono dunque, malgrado l’infelice scelta del nome, degli strumenti comunque semi-passivi, che devono essere considerati come molto diversi rispetto ai fondi gestiti.

Rispetto ai fondi, inoltre, propongono una forma di risparmio a commissioni inferiori.

Le commissioni degli ETF: più economiche dei fondi gestiti

Essendo gli ETF dei fondi a gestione passiva e dunque automatica, possono permettersi di offrire delle commissioni molto più basse rispetto ai fondi gestiti.

Se dobbiamo infatti aspettarci almeno un 2% per le commissioni di ingresso e qualcosa in meno per le commissioni di gestione per un fondo normale, per quanto riguarda gli ETF possiamo tranquillamente ottenere quote pagando anche meno dello 0,20%.

Trattandosi di fondi gestiti in modo automatico e/o passivo, verrebbe da chiedersi il perché pagare delle commissioni per titoli che si limitano a replicare in modo pedissequo l’andamento di un determinato indice o di una determinata materia prima. Quello che paghiamo con le nostre commissioni è:

  • la possibilità di accedere a forme di investimento che ci sarebbero altrimenti precluse;
  • la possibilità di acquistare quote anche minime;
  • la gestione e le commissioni di acquisto, che sono comunque sempre presenti, anche nel mercato borsistico.

Conviene acquistare ETF oppure fondi tradizionali a gestione attiva?

Chiudiamo parlando di quella che è la domanda che si pongono un po’ tutti coloro i quali si stanno interessando per la prima volta di ETF e di fondi. Pagare commissioni altissime, come nel caso dei fondi a gestione attiva, non è sempre una buona idea, perché la cosa diventa conveniente soltanto quando:

  • la commissione è meno alta del guadagno sopra il benchmark di riferimento

Faccio l’esempio di un fondo che ha reso durante l’anno il 6%, di fronte al 2% di commissioni di entrata e l’1,5% di commissioni di gestione, anche senza tenere conto le commissioni sul guadagno della società che gestisce.

In questo caso il fondo sarà più conveniente soltanto nel caso in cui il guadagno sia stato +3,5% rispetto all’andamento del benchmark.

Nel caso in cui un ETF dovesse rendere il 5% sull’anno, il fondo dovrebbe superare l’8,5% per dimostrarsi conveniente.

Non sempre sono queste le condizioni, anzi. La statistica ci dice che il 90% dei fondi non riescono a battere il benchmark e che dunque è il caso di scegliere, nella stragrande maggioranza dei casi, delle forme di investimento a gestione passiva, come appunto gli ETF.

Ulteriori risorse utili

Infine, ecco qualche altra lettura che consiglio a chi ha deciso di investire i propri risparmi: in cosa investire? Ecco qualche consiglio!

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