Buoni Fruttiferi Postali Cointestati: Cosa Sono e Come Funzionano

I buoni fruttiferi postali sono uno degli strumenti di investimento preferiti dalle famiglie italiane. Sono sicuri, offrono rendimenti certi e soprattutto possono essere sottoscritti, con estrema comodità, in qualunque ufficio postale.

Trattandosi di strumenti di investimento molto adatti alle famiglie, soprattutto quando queste hanno basse propensioni al rischio, è più che lecito chiedersi se si possa o meno co-intestare i buoni fruttiferi postali.

La risposta è affermativa: è possibile sottoscrivere buoni fruttiferi postali cointestati senza alcun tipo di problema, dato che si tratta di una delle modalità di sottoscrizione previste da poste stesse.

I buoni fruttiferi delle Poste così emessi, contengono la clausola detta PFR (ovvero di pari facoltà rimborso).

Trattandosi però di strumenti finanziari comunque relativamente complessi, di seguito ho pensato di offrirvt una guida piuttosto dettagliata ai casi che potrebbero presentartisi nel caso in cui tu abbia deciso di sottoscrivere BFP cointestati tra due o più soggetti.

Buoni fruttiferi cointestati: disciplina valida per tutti i BFP

Alla categoria BFP appartengono in realtà diversi strumenti di investimento, uguali per le condizioni contrattuali generali ma che offrono rendimenti e modalità di rientro piuttosto diverse.

Le regole sulla cointestazione qui riportate sono valide per tutti gli strumenti attualmente offerti dalle Poste, ovvero:

  • BFP Europa;
  • BFP Renditalia;
  • BFP Diciottomesi;
  • BFP 3×4;
  • BFP Ordinari;
  • BFP All’inflazione italiana.

Cessione e rimborso: come funzionano?

I buoni fruttiferi postali co-intestati non sono in alcun modo cedibili. Vuol dire che non ci si può presentare alle poste e presentare una scrittura privata che affermi che il titolo è stato ceduto a terzi.

L’unico caso previsto di cambiamento del titolare del BFP è quello della morte del primo intestatario. In quel caso si aprono fondamentalmente due tipi di scenario.

Gli eredi possono infatti:

  • attendere l’esaurimento naturale del titolo, incassandone gli interessi che sono previsti dal contratto;
  • chiedere il rimborso: per fare ciò ci si deve però attenere strettamente a quelle che sono le modalità di rimborso previste al momento della sottoscrizione dello strumento.

Guida ai buoni fruttiferi postali cointestati

Quando muore uno dei cointestatari

Quando invece muore uno dei cointestatari si possono presentare due tipi di situazioni:

  • nella prima, quando l’altro co-intestatario è erede unico, non ci sono problemi, in quanto il titolo diventa esclusivamente di sua proprietà;
  • quando invece gli eredi sono diversi, nel caso in cui dovesse mancare un accordo tra le parti, il titolo verrà sospeso. Successivamente si dovrà aprire la successione, con la quale verranno assegnate quote del titolo agli eredi, che dovranno decidere a maggioranza se procedere con la liquidazione del titolo (e quindi con il rimborso) oppure con la maturazione degli interessi, così come previsto dalle condizioni contrattuali di sottoscrizione.

Chi può effettuare operazioni quando il buono fruttifero è cointestato?

Nel caso in cui avessimo optato per la cointestazione, come ho detto poco fa, i BFP vengono emessi con quella che viene chiamata clausola PFR, ovvero pari facoltà di rimborso.

In questo caso i contitolari del buono fruttifero postale possono operare in modo assolutamente separato.

Questo si trasla anche a livello successorio, dato che il contitolare può senza problemi ottenere il rimborso presentando il titolo presso l’ufficio postale.

È una buona idea cointestare i Buoni Fruttiferi Postali?

Trattandosi di uno strumento di investimento “tipicamente famigliare”, è sicuramente una discreta possibilità quella di co-intestare il titolo stesso, al fine di tutelare entrambi i coniugi, nel caso in cui uno dei due venga a mancare.

C’è da dire anche però che, trattandosi di titolo finanziario, di questo si può anche disporre in soluzione testamentaria, disponendone appunto a favore del coniuge superstite. Co-intestarlo o meno è dunque una scelta di praticità più che di effettiva tutela delle parti.

Chi non voglia co-intestarlo può comunque muoversi secondo canali alternativi al fine di garantire al coniuge superstite il godimento degli interessi.

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